Napoli e il caffè vivono in simbiosi, un vero napoletano non può fare a meno di una e più tazze di caffè nell’arco della giornata. Beve il caffè appena sveglio, al bar nella mattinata, dopo il pranzo, nel pomeriggio per riprendersi dalle ore di lavoro. E’ una pausa a cui nessuno rinuncia. E’ una bevanda cult nel panorama culinario napoletano e non solo. Musicisti, autori, attori, pittori hanno almeno una volta nella loro vita fatto riferimento, immortalandola nelle loro opere, ‘a tazzulella ‘e café.
Il caffè in Europa
Il caffè ha un’origine antichissima, viene citato nella Bibbia, da Omero e da altre fonti che si riferiscono alla cultura araba. Inizialmente veniva consumata la bacca lungo i viaggi che duravano intere settimane. Solo intorno al 1000 d. C. furono bolliti in acqua i chicchi di caffè e si produsse una bevanda nuova. L'Occidente scopre il Caffè tra il 1500 ed il 1600 grazie all’arrivo nei porti di Venezia e Marsiglia di navi con sacchi che contenevano i chicchi di caffè, allora la bevanda veniva chiamata “Vino Arabo”. Inizialmente la Chiesa lo accusò di essere la " bevanda del diavolo ", finché Papa Clemente VIII decise di santificarne l'uso. Da allora il caffè si sparse dovunque, ed i consumatori divennero milioni sia in Europa che in America.
Nel 1600 però alcuni scienziati diffusero la voce che la bevanda fosse velenosa e chi la bevevo nel giorno del Giudizio Universale sarebbe uscito dalla tomba nero come i fondi del caffè.
Involontariamente il re Gustavo III di Svezia provò al mondo che questa bevanda non aveva alcunché di velenoso. Il re, infatti, firmò una condanna a morte da eseguirsi mediante somministrazione di caffè. Si racconta che, nonostante le cospicue dosi, i due colpevoli vissero fino a più di 80 anni. E così la bevanda fu assolta.
Il ‘700 e l’800 sono stati secoli d’oro per la bevanda con l’apertura di molti “Caffè” dove s’incontravano gl’intellettuali per discutere di politica, di attualità, di pettegolezzi quelli che oggi chiamiamo gossip.