Si narra che un monaco di un monastero dello Yemen aveva saputo dal pastore Kaldi che le sue pecore ed i cammelli, dopo aver mangiato delle bacche, erano diventati molto “vivaci”restando svegli tutta la notte. Il monaco per restare sveglio più a lungo affinché potesse dedicare più tempo alla preghiera si preparò una bevanda con le bacche di cui aveva parlato il pastore e verificò su stesso le proprietà della pianta che liberava da sonno e stanchezza.
Una leggenda narra che un monaco, Abi Ben Omar, rimasto solo durante un viaggio verso Moka perché era morto il suo maestro Schadeli, fu incoraggiato a proseguire il viaggio da un angelo. Giunto in città colpita duramente dalla peste, egli pregò per gli ammalati e ne riuscì a guarire molti. Anche la figlia del re, grazie alle preghiere del monaco, si salvò dalla terribile pestilenza. Il monaco intanto s’innamorò della fanciulla ma il re lo allontanò e lo costrinse a vivere in solitudine sulla montagna. Il monaco cominciò a soffrire la fame e la sete pertanto chiese aiuto al maestro morto che gl’inviò un uccello dalle piume colorate. Svegliato dal canto dell’uccello, il monaco avanzò verso l’animale e vide un albero con fiori bianche e bacche rosse (la pianta del caffè). Attratto dal colore dei frutti li colse e ne ricavò un decotto che offrì come bevanda salutare ai viandanti. Ben presto si diffuse la voce di questa bevanda nel regno ed il re per ingraziarselo lo accolse di nuovo a corte.